MODULO 25 – Scrivere è…
Al liceo, d’altra parte, i tuoi temi non strappavano nessun luccicone al professore d’italiano: non avevi inventiva, e non scrivevi nulla che non fosse la pura realtà, trasposta sulla pagina nei modi precisi con cui si era manifestata. Ancora non sapevi che solo inventando si possono scoprire cose straordinarie sulla natura umana e su sé stessi, ma alla fine non ti importava: tanto andavi forte nelle materie scientifiche.
Ti torna in mente che ancora nella prima metà del ’700 era virtualmente impossibile empatizzare con un individuo di un’altra classe sociale, di un’altra nazionalità o persino dell’altro sesso: Dio aveva messo ciascuno nel posto che gli spettava, e non vi era altro da aggiungere.
Sarebbe poi ottimo se ti chiarissi cos’è che desideri, perché se ti aspetti il consenso universale allora è meglio che tu smetta di scrivere.
Ma ami la coerenza e continuerai imperterrito scrivere quel che ti pare, anche se politicamente scorretto o fuori moda, perché nessuno può impedirti di essere e scrivere ciò che sei.

Scrivere è il frutto spontaneo di un lavoro serio, duro, sistematico.
Scrivere è diverso dal parlare: la parola entra nei due mondi con modalità e forme diverse, da non confondere tra loro.
Scrivere è saper modificare il proprio atteggiamento verso lo scrivere.
Scrivere si insegna e si può imparare.
Scrivere è imparare a leggere, saper leggere, leggere con intensità, finezza di analisi, autonomia di giudizio, fiducia nel proprio sentire.
Scrivere è appropriarsi degli scritti degli altri, lasciarsene influenzare, e poi emanciparsene.
Scrivere è avere la consapevolezza di maneggiare uno strumento delicato.
Scrivere è mostrare un’attenzione millimetrica al linguaggio.
Scrivere è interrogarsi sulla cruciale differenza tra “Valeria ha regalato un gattino al suo papà” e “Valeria ha regalato al suo papà un gattino”.
Scrivere è dedicare la mattina a mettere una virgola e poi la sera a togliere la virgola messa la mattina.
Scrivere è rifuggire dai modesti trionfi di un linguaggio elitario, criptico, ermetico.
Scrivere è rinunciare a usare un lessico che non si possiede.
Scrivere è tenersi lontani dalle banalità che trasformano il linguaggio in un sedativo e ne fanno una via per eludere l’irriducibile complessità dell’esperienza.
Scrivere è smentire i luoghi comuni o reinterprtarli in un contesto infinitamente più ampio.
Scrivere è distinguere la creatività dalle efflorescenze verbali.
Scrivere è amare l’aver scritto tanto quanto l’atto di scrivere.
Scrivere è vivere di inquietudini, non di compiacimento.
Scrivere è avere coraggio.
Scrivere è attingere in sé stessi con energia.
Scrivere è la persistente percezione di un testo migliorabile.
Scrivere è acquisire una tecnica: solo la tecnica risolve i problemi reali e ne evita di inutili.
Scrivere è economicità dello stile, un rapporto equilibrato e funzionale tra fini e mezzi, tra l'effetto che si vuol ottenere e le parole e le costruzioni scelte per ottenerlo.
Scrivere è lavorare a una frase con la precisione di un orefice.
Scrivere è un puzzle, un gioco a incastro, arduo, coerente, avvincente e formativo.
Scrivere è insinuarsi senza destare sospetti, per poi colpire con forza, con una stoccata improvvisa.
Scrivere è saper scegliere le parole, giocare con le parole, sapere che le parole non esistono, se non in relazione al personaggio.
Scrivere è sapere che non esistono parole innocenti.
Scrivere è andare a caccia della parola giusta e insostituibile all'interno della frase.
Scrivere è un continuo variare di prospettiva, il permanere di una vitalità attraverso la molteplicità delle interpretazioni del mondo.
Scrivere è obbedire al precetto dello scrivere utile: dietro l’oggetto immediato, in primo piano, la mente del lettore sia guidata verso un secondo piano, e da qui verso prospettive ancora più distanti.
Scrivere è ribaltare l’idea che tutto è già stato detto: per uno scrittore niente è già stato detto, di quel che lui vuole scoprire attraverso il linguaggio delle parole.
Scrivere è uno stato di speculazione libera, senza freni ma non illogica, in cui la fantasia è coinvolta nel gioco con le idee.
Scrivere non è trascrivere quel che si è pensato, ma scoprire sulla pagina quel che non si sapeva di pensare.
Scrivere è pensare con la penna, perché la testa sa poco di ciò che la mano scrive, e deve scoprire quel che la penna vuol dire.
Scrivere è inventare – dal latino invenire, trovare – qualcosa che non si sapeva e che il testo svela.
Scrivere è creare un testo che ne sappia più dell’autore.
Scrivere è scrivere per un lettore esigente, severo e impaziente, di cui però si non conosce l’esatta identità.
Scrivere è la consapevolezza di sottrarre al lettore il suo bene più prezioso, il tempo.
Scrivere è sedurre il lettore, anche quando si parla di noia, di angoscia, di morte.
Scrivere è preservare la distinzione tra la vita e la scrittura: non importa aver vissuto un romanzo, serve piuttosto saperlo scrivere.
Scrivere è mantenere la distanza tra la pagina e la realtà: non importa che sia vero, se poi non gira nella pagina.
Scrivere è sapere che il mondo della narrazione non è il mondo reale: il caso domina la realtà, la necessità governa il racconto.
Scrivere è un rischio calcolato, un barcamenarsi tra programmazione ottimistica e ispirazione aleatoria.
Scrivere è sperimentare e accettare l’eventualità di una ricerca infruttuosa.
Scrivere è andare incontro a provvisorie esultanze e a depressioni ricorrenti.
Scrivere è dare più peso alle critiche che ai complimenti: nel classico bellissimo, ma valorizzare l’avversativa e dimenticare il superlativo.
Scrivere è…
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